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Trovò adatta allo scopo Villa Orrigoni, collocata sulla via per Laveno, ma l’edificio terminato nel 1665, fornì la base su cui creare il meraviglioso complesso che oggi è Palazzo Estense.

Quindi nel 1766 Francesco III diede il via ai lavori di ampliamento e ristrutturazione della struttura già esistente, avvalendosi del prezioso contributo dell’architetto Giuseppe Bianchi, celebre perché aveva già lavorato presso il Palazzo Reale di Milano e ideatore del grande giardino ispirato a Schônbrunn.

Venne conservata la pianta a U dell’edificio così come il numero di piani e il maestoso scalone centrale. Le modifiche del Bianchi videro dunque l’allungamento delle ali laterali verso est e ovest a creare una chiusura architettonica verso la strada e a erigere così una struttura su cui far scorrere lo sguardo dal colle a sud del Palazzo.

Ovviamente i due fronti dell’edificio, vennero valorizzati da due tipi diversi di decorazione a seconda della funzione: più sobria e razionale quella di “rappresentanza” verso la strada con lesene neoclassiche che scandiscono puntuali lo spazio, più leggera e giocosa quella verso il giardino grazie al suo porticato dorico.

Gli interni vennero decorati da Giuseppe Baroffio che dipinse gli affreschi della cappella, mentre Giovanni Battista Ronchelli affrescò con una scena di Venere e Cupido Giove, il soffitto dell’attuale Salone Estense, Sala delle Assemblee e sulla volta dello scalone Marte Costretto a cedere le armi alla Pace, allegoria del benessere derivante dal buongoverno di Maria Teresa. Il più antico affresco, appartenente alla scuola di Magatti, rappresentante del barocchetto varesino, si ha nella Sala della Giunta con il Giovane coronato tra la Fortuna e l’Abbondanza.

Il giardino ha schema all’italiana che spazia però come detto, al raffinato modello d’oltralpe. Parco e belvedere sono posti ad un livello più alto rispetto a quello dello stesso edificio, in modo da guidare lo sguardo dello spettatore dal colle al palazzo e non viceversa come in genere accade. Così facendo, si può ammirare la veduta incorniciata dalla bellezza architettonica di Palazzo Estense e soprattutto celebrare la straordinaria struttura creata dal duca. Si gode inoltre della vista del Lago di Varese, nonché della catena del Monte Rosa. Per tutto questo il duca era solito condurre qui i suoi ospiti, felice di stupirli. Infine nel giardino, egli optò per due rampe laterali a scorrere sul pendio anziché creare terrazzamenti, riprendendo così il gusto francese tramite due simmetrici berceaux di càrpini.

La flora del giardino comprende il caprino, l’olmo, la quercia, il castano, il pino silvestre, il tasso, il bosso perché queste piante permettono di gioire del cambiamento delle stagioni, grazie al variare dei loro colori. Linee morbide e eleganti vengono disegnate inoltre da una vegetazione mista e caduciforme.

Nel versante meridionale del colle verso il lago e le Alpi, laddove il duca volle piantare alberi da frutta e mantenere coltivazioni di uva preesistenti, si ebbero nell’ottocento, grandi trasformazioni, che videro l’applicazione del landscape gardening, cioè un paesaggio più vicino possibile a quello naturale e libero come quello all’inglese.

Il Veratti dunque, proprietario ottocentesco, provvide ad effettuare i più grandi cambiamenti eliminando i frutteti e gli orti e inserendo finte rogge, uccelliere, recinti per animali selvatici, giochi d’acqua, laghetti, grotte e una torre panoramica ancor oggi visibile. Un altro proprietario, il Robbioni, piantò numerose specie quali larici, abeti rossi, tassi, pini negri, innesti di araucarie, sequoie e cedri del Libano, optando per un coniferamento dell’area.